L’avaria meccanica, anche la più disastrosa, raramente è
causa di incidenti catastrofici nell’aviazione commerciale. Un gruppo
di studio della Boeing (1994) evidenziò che, dei 120 gravi incidenti
aerei (hull loss = perdita d'aeromobile), accaduti negli ultimi 10 anni,
13 erano da attribuirsi alla cellula, agli impianti o ai motori e che,
inoltre, molti di questi erano accaduti su aerei di vecchia generazione
(B-707, DC-8 ecc).
L’inchiesta Boeing determinò che una migliore gestione dell'avaria
[fault management, di seguito FM] avrebbe sicuramente evitato
molti di questi incidenti.
Gli aeromobili moderni hanno una grande affidabilità e una notevole
ridondanza d’impianti che permettono una più corretta gestione
dell’avaria. Quando però gli interventi non vengono eseguiti
in modo corretto, può accadere che l’aereo vada distrutto con
molte vite umane perdute.
A questo punto è estremamente importante che l’errore umano,
individuato in questo caso in una non corretta gestione dell’avaria,
(come identificato da Rasmussen 1986), venga preso come punto di partenza
dell’investigazione piuttosto che come conclusione della stessa.
L’errore umano può essere causato dalle limitazioni fondamentali
dell'uomo (cognitive e di attenzione) che però possono facilmente
nascondersi o camuffarsi dietro fattori ambientali o contestuali.
Una gestione "migliorata" delle avarie va inizialmente ricercata
nella analisi e nella comprensione delle possibilità umane e,
quindi, nella migliore conoscenza dell’ambiente operativo nel quale
i piloti, insieme agli automatismi, devono attuare la gestione delle
avarie.
Una premessa basilare è che la FM può essere migliorata
soltanto attraverso una migliore comprensione sia del contesto operativo
dentro il quale essa avviene e sia dei processi informativi che l’uomo
usa per attuarla.
Ma vediamo di definire più dettagliatamente questa FM.
Johannsen, nel 1988 la definì semplicemente come:
" una serie di compiti: identificazione, diagnosi, compensazione
o recupero".
A questa definizione fu aggiunto, nel 1996, (Rogers, Schutte, Latorella)
un altro compito:
la prognosi che aveva lo scopo di evidenziare alcune importanti
distinzioni del processo informativo.
In questo articolo si intende trattare solo le FM che avvengono
in maniera dinamica ed in tempo reale, (quelle tipiche della cabina
di pilotaggio). Queste, infatti, hanno la caratteristica di limitare
le opzioni a disposizione dell’equipaggio per la soluzione del problema,
dalla avaria alla gestione dell’aereo e di conseguenza alla prestazione
della missione.
Struttura della FM
La struttura della gestione dell’avaria intende integrare:
1 - I livelli operativi entro i quali l’avaria avviene in tempo reale
2 - I livelli cognitivi di controllo (Rasmussen)
3 - Il processo informativo (IP Information Processing) (Rasmussen)
4 - La definizione di FM come una serie di compiti operativi (identificazione,
diagnosi, prognosi, recupero) che il pilota deve eseguire per portare
a buon fine la missione.
Ma prima arrivare a questa integrazione sarà bene definire più
in dettaglio ognuno dei quattro componenti.
Livelli operativi
La FM in aviazione deve essere discussa nel suo contesto
operativo e distinguendo il tipo di mezzo, per poter meglio comprenderne
la ricchezza e la complessità del processo informativo e delle
attività fisiche che intervengono.
L’avaria può essere definita come uno stato anormale di un sistema
o condizione che può o potrebbe avere ripercussioni sulle operazioni
dell’aereo e/o compromettere il raggiungimento di una missione.
La FM invece è la sequenza di attività che il pilota
attua nei confronti dei sistemi (aeromobile e missione), per identificare,
diagnosticare, pronosticare, recuperare l’avaria.
Questa definizione è molto simile a quella adottata da Rasmussen
che considerava i sistemi fisici a livelli differenti di astrazione.
I livelli più bassi rappresentano i sistemi fisici mentre quelli
più alti rappresentano gli effetti funzionali sull’aereo e sulla
missione.
La missione primaria di un volo commerciale è quella di trasportare,
da un aeroporto ad un altro, passeggeri e merci in maniera sicura, efficiente
e confortevole. L’equipaggio ha il compito di assicurarsi che l’aereo
abbia i requisiti funzionali per portare a compimento la missione.
Quando l’aereo decade dai requisiti minimi a causa di avarie, l’equipaggio
deve adottare, immediatamente, quella che si definisce "gestione
dell’avaria", FM.
In particolare l’equipaggio deve intervenire in modo da minimizzare
gli effetti negativi dell’avaria; deve quindi preoccuparsi di controllare
l’aeromobile (mantenere la stabilità dell’aereo, assicurarsi
che non si incontrino ostacoli, ecc) e di mantenere uno schema sicuro
della missione (aderenza al previsto piano di volo). Inoltre dovrà
creare, se necessario, un nuovo routing qualora quello in atto non sia
più sicuro.
Avendo imposto questo contesto operativo possiamo immaginare la gestione
delle avarie dei sistemi su tre livelli.

Il primo livello è rappresentato dal livello degli impianti
o sistemi di bordo. Esso comporta il controllo accurato dei parametri
degli impianti, alla ricerca di qualche anomalia, diagnosticando le
avarie o gli stati anomali dell'impianto, prevedendo gli eventuali effetti
negativi all’interno dell'impianto o nei confronti di altri sistemi
collegati e alla fine il recupero dell’operatività, trasferendo
le funzioni ad un impianto di back up, oppure, molto semplicemente,
lo spegnimento dell'impianto o il proseguimento della sua utilizzazione
in condizioni degradate ma sicure.
Il secondo livello è rappresentato dal livello dell’aeromobile.
Questo comporta il mantenimento del profilo di volo desiderato e quindi
dell’assetto dell’aeromobile, controllando e regolando la velocità
e la quota per garantire la separazione dagli ostacoli e dagli altri
aeromobili.
Il terzo livello è il livello della missione. Esso comporta
la valutazione dell’impatto dell’avaria nei confronti della missione
(il carburante, le attrezzature aeroportuali, l’orografia, il meteo
ecc). L’avaria può implicare la modifica del piano previsto per
portare a termine la missione, dovendo modificare o abbandonare il piano
di volo iniziale.
A titolo di esempio esaminiamo la FM di un’avaria ad un motore
attraverso questi tre livelli.
Il motore è un impianto che produce effetti sulla stabilità
dell’aereo e quindi anche sulla possibilità di condurre a buon
fine la missione pianificata.
Il pilota può avere la necessità di determinare quale
motore è andato in avaria (non sempre risulta palese) per poi
isolarlo (FM al livello impianto), ma sarà anche necessario
mantenere la stabilità dell’aereo correggendo la sbandata con
il timone e applicando ulteriore potenza sul rimanente motore (FM
al livello aeromobile).
Infine ci sarà la necessità, nel caso di un bimotore,
di dirottare verso un aeroporto vicino piuttosto che continuare la missione
come inizialmente pianificato (FM al livello missione).
L’esempio era per chiarire il concetto esposto, tuttavia sarebbe estremamente
limitativo considerare la FM semplicemente come un compito di
gestione dell’avaria di un impianto, o sistema di bordo, che non ci
consentirebbe di identificare l’interdipendenza e la complessità
delle attività che invece interagiscono.
I livelli cognitivi di controllo

Il professor Rasmussen già nel 1983 aveva identificato tre strati
relativi ai comportamenti ed alle prestazioni umane:
Comportamenti basati sulla abilità (Skill Based Behavior
SBB)
Comportamenti basati sulle regole (Rule Based Behavior RBB)
Comportamenti basati sulla conoscenza (Knowledge Based Behavior
KBB).
Gli SBB sono in genere caratterizzati da percorsi comportamentali
automatici e fortemente integrati che accadono senza la presenza di
un controllo conscio. L’input informativo verso gli SBB è
un segnale spazio-tempo che, attraverso un intenso addestramento o esperienza,
provoca schemi di risposta automatici. In generale lo SBB è
eseguito velocemente e dolcemente e l’eventuale feed-back è usato
per modulare movimenti più lenti, quelli che, in altre parole,
richiedono più precisione.
I RBB sono basati sull’associazione di tracce ambientali familiari
(indizi) con regole o procedure ben radicate. Queste procedure e la
loro associazione con gli "indizi", possono essere accumulate
attraverso l’esperienza o possono essere date attraverso un addestramento
formale.
Il RBB a differenza dello SBB è orientato allo
scopo. Il feed-back gioca un ruolo importante nel RBB poiché
esso comporta la modifica della strategia (la selezione delle regole
ed il processo applicativo).
Infine troviamo i KBB che richiedono all’operatore l’attivazione
del più alto livello cognitivo. Il KBB è necessario
in situazioni non familiari, quelle nelle quali l’operatore non può
far riferimento a stati-comportamentali predefiniti. Il KBB,
essenzialmente, richiede all’operatore di ragionare per pianificare
le azioni; inoltre coinvolge la pianificazione, la decisione tra più
scelte ed il controllo dell’ipotesi.
Un operatore che si trovi in una situazione non familiare, inizia con
un comportamento finalizzato allo scopo, secondo lo schema KBB.
Dopo aver identificato lo schema nell’ambiente ed aver applicato comportamenti
che hanno avuto successo, l’operatore inizia ad esibire comportamenti
di tipo RBB. Infine dopo una sufficiente pratica e perfezionamento,
gli schemi ambientali non vengono direttamente identificati, ma sono
percepiti come segnali, ed il comportamento slitta, senza controllo
intenzionale, verso lo SBB.
Il processo informativo
Ancora il prof. Rasmussen nel 1986, delineò la relazione tra
i tre livelli cognitivi di controllo ed il modello normativo delle fasi
decisionali (scala decisionale)

Nella figura i rettangoli rappresentano le attività del processo
informativo; gli ovali rappresentano lo stato di conoscenza come risultante
di questi stadi di processo informativo.
Salire la scala, dal determinare la necessità di una
azione fino al compito di indirizzare il comportamento, viene definito
analisi basata sulla conoscenza.
Discendere la scala, sull’altro lato, dall’identificazione dell’obiettivo
fino all’esecuzione di una determinata azione, viene definito pianificazione
basata sulla conoscenza.
Rasmussen nel 1983 mostrò come RBB e SBB potevano
essere considerati scorciatoie in questa scala delle decisioni.
Le scorciatoie SBB, derivano direttamente dalla prima indicazione
di necessità di intervento attraverso un’immediata risposta o
attraverso un’immediata identificazione del compito.
Le scorciatoie RBB traggono invece origine dalla percezione
delle informazioni provenienti dall’ambiente, in termini di azioni,
di compiti, di procedure.
In contesti prevedibili le scorciatoie SBB e RBB rappresentano
risposte cognitive e temporanee assolutamente efficienti ed attendibili.
Tuttavia in contesti non familiari, questa predisposizione nei riguardi
dell’economia cognitiva, porta occasionalmente all’uso inappropriato
di queste scorciatoie.
Avevamo definito all'inizio la FM come una serie di compiti
operativi (identificazione, diagnosi, prognosi, recupero); ognuno di
questi compiti trova collocazione sulla scala decisionale di Rasmussen.
In particolare:
la identificazione copre e corrisponde all’osservazione e alla attivazione;
la diagnosi corrisponde alla identificazione e all’interpretazione,
la prognosi include sia l’interpretazione sia la valutazione
il recupero corrisponde alla definizione dei compiti, alla formulazione
delle procedure e all’esecuzione.
Ora, avendo acquisito le precedenti definizioni, siamo in grado di
descrivere più in dettaglio ciascuno di questi compiti operativi.
Identificazione
Il compito dell’identificazione richiede di percepire le anormalità
e di osservare le informazioni ed i dati attinenti ai quattro compiti
FM. In altre parole, usando la definizione di Rasmussen, il compito
"identificazione" indica che si è percepito
che c’è qualcosa di sbagliato o che è divenuto necessario
un intervento (attivazione) che consenta di raccogliere dati
per proseguire le susseguenti azioni (osservare).
L’identificazione determina le anormalità comparando le sensazioni
con alcuni modelli di normalità. Questi ultimi possono essere
statici, cioè valori assoluti, oppure possono variare con gli
altri fattori (impianto, aereo, missione). Il compito di identificazione
è quindi in grado di determinare lo stato dei parametri sia al
livello della missione e dell’aereo sia al livello dei sistemi di bordo.
Per esempio l’identificazione include l’osservazione che l’aereo sta
derapando a causa della potenza asimmetrica a seguito di un motore piantato.
Diagnosi
Avendo determinato che l’identificazione serve a descrivere il "come"
del sistema anormale, la diagnosi determina invece le causa di questa
anormalità. L’identificazione cataloga i sintomi mentre la diagnosi
tenta di dargli una spiegazione. Quindi la diagnosi fornisce informazioni
sulla causa dell’avaria (identificare), inoltre è importante
riconoscere che essa è anche in grado di determinare le conseguenze
dell’avaria sugli altri sistemi (interpretare). Per esempio un
flame-out di un motore può influenzare immediatamente altri sistemi
di bordo quali l’elettrico e l’idraulico; in questo caso questi due
impianti non sono in avaria, ma devono comunque essere esclusi o sostituiti
con altri funzionanti.
La diagnosi serve proprio a spiegare perché questi impianti non
sono più operativi e quindi l’equipaggio può ripristinare
la loro operabilità dando in questa maniera un input per la prognosi
e per il successivo recupero.
Prognosi
La prognosi elabora i dati provenienti dalla diagnosi ed è in
grado di prevedere lo stato futuro, causato dagli effetti della progressione
dell’avaria nel tempo. La prognosi è formata dai processi di
interpretazione e di valutazione che abbiamo visto nella scala di Rasmussen.
La prognosi, come la diagnosi, si basa su un modello di sistema, ma
ne differisce in quanto non può esser confermata o rifiutata
solo per la presenza o meno di sintomi.
Ad esempio una rottura di un cuscinetto di un motore può avere
come conseguenza o il blocco e quindi il flame out del motore oppure
il surriscaldamento del cuscinetto che causerà il fuoco al motore.
Questi due possibili strade dell’avaria portano a conseguenze ben diverse.
Infatti il "semplice" flameout, specie in un quadrimotore,
richiederà soltanto di modificare i controlli di volo ed eventualmente
la procedura di atterraggio mentre non avrà i sicuri effetti
negativi, sulla missione o sulla sicurezza, che avrebbe l’avaria caratterizzata
da un incendio motore.
Appare evidente nel precedente esempio che la prognosi ha un effetto
significativo sulla priorità da assegnare per la gestione di
una particolare avaria in quanto può accadere che l’avaria non
incida sulla sicurezza dell’aereo all’inizio, ma può avere effetti
decisamente negativi nella successione degli eventi.
Potremmo definire la prognosi come "volare avanti all’aereo"
per determinare l’urgenza con la quale una particolare avaria deve essere
gestita.
Recupero
Nel recupero si usano tutte le informazioni derivate dagli altri compiti
citati (identificazione, diagnosi, prognosi) per poter rispondere in
maniera appropriata alle richieste dell’avaria. Esso consiste nel definire
il compito, formulare la procedura ed eseguire le azioni che abbiamo
visto nella scala decisionale di Rasmussen. Normalmente il numero delle
opzioni per rispondere adeguatamente al livello di aeromobile o di sistema
di bordo sono poche; in qualche caso la risposta consiste soltanto nell’osservare
un particolare sistema anticipando quello che potrebbe diventare un
problema.
Al livello di missione, i canali di risposta, potenzialmente, possono
essere numerosi e le attività per la ripianificazione e per il
recupero possono essere molto estese.

Riepilogo
Per riassumere, la FM, gestione delle avarie, in un sistema
definito real-time, consiste in quattro compiti: identificazione,
diagnosi, prognosi, recupero. Questi compiti avvengono
nell’ambito dei tre livelli operativi: l’aeromobile, i sistemi
di bordo e la missione. Questi compiti possono essere descritti
in termini di stadi più elementari del processo informativo;
i problemi che insorgono nelle prestazioni della gestione delle avarie
e degli automatismi avanzati, variano secondo il tipo di compito e del
livello operativo scelto. All’interno di ciascun compito e attraverso
la gestione dell’avaria l’uomo agisce a differenti livelli di controllo
cognitivo (basati su abilità, regole, conoscenza) che richiedono
in genere molte risorse cognitive e di attenzione e sono prone a diversi
tipi di errori.
In altre parole entro ciascuno dei livelli operativi: aeromobile,
sistemi e missione vengono eseguiti i quattro compiti
identificazione, diagnosi, prognosi, recupero.
All’interno di questi ultimi l’uomo agisce mediante tre maniere diverse
di controllo cognitivo: basati su abilità (SB), su
regole (RB), e conoscenza (KB).
Prestazione umana nella gestione delle avarie
Molti illustri studiosi hanno tentato di descrivere questa particolare
prestazione dell’uomo, partendo da varie prospettive e le definizioni
scaturite sono, per lo più, caratterizzate dallo stile cognitivo
motivazionale e individuale di ogni uomo. Per descrivere in breve le
prestazioni umane, sarebbe necessario almeno un libro, quindi ci limiteremo
a discutere le forme generali dell’errore umano, tipico di una situazione
di gestione dell’avaria.
Sebbene accada raramente, a volte i piloti gestiscono male le situazioni
legate ad un’avaria. Fortunatamente la ridondanza e l’affidabilità
dell’hardware fa sì che difficilmente una o più avarie
comportino situazioni critiche per il volo. Tuttavia quando queste avarie
si combinano con una gestione non corretta dei piloti facilmente si
arriva a situazioni critiche per il volo. Useremo più avanti
alcuni esempi presi dai riporti di incidenti del NTSB e dall’Aviation
Safety Reporting System della NASA per chiarire questi concetti.
Nell’essere umano vi sono molti fattori che influenzano le sue prestazioni
nella gestione delle avarie. Vi sono fattori contestuali come le esigenze
scaturite da un determinato problema, oppure i lacci e laccioli e/o
le risorse imposte dall’operativo e dall’organizzazione, o anche il
contesto temporale, dipendente da come evolve un particolare problema
o incidente. In aviazione, poiché le avarie hanno, come abbiamo
visto, implicazioni al livello del sistema di bordo, dell’aereo, della
missione, il contesto diviene estremamente più complesso. Le
avarie danno il via ad un processo temporale dove crescono e si allargano
a dismisura le cosiddette catene di perturbazione.
Nell’eseguire il processo informativo l’uomo mostra elementi di forza
ed elementi di debolezza.
Elementi di forza sono l’ottima possibilità di valutazione di
situazioni dinamiche e complesse e la vasta piattaforma di conoscenza
e di raziocinio, che facilitano le soluzioni di problemi insoliti. Queste
capacità consentono ai piloti di svolgere il ruolo più
importante nella gestione delle avarie anche in presenza di tecnologie
e di automazioni avanzate.
J. Reason, nel suo libro Human error (1990), affermò (pag
182):"L’inserimento dell’essere umano nella gestione di sistemi
potenzialmente lesivi è dovuto essenzialmente alla sua abilità,
unica e basata sulla conoscenza, di eseguire e realizzare soluzioni
di problemi insoliti."
Punti di debolezza. Nonostante queste capacità positive, l’essere
umano ha, purtroppo, delle limitazioni, ma soprattutto possiede una
predisposizione a commettere errori. Vengono in genere individuate tre
classi di fattori cognitivi che influenzano le prestazioni umane:
- Fattori di conoscenza (quale tipo di conoscenza deve essere
usata per risolvere un particolare problema in uno specifico contesto)
- Fattori di attenzione dinamica (fattori che governano il
controllo dell’attenzione e la gestione del carico di lavoro)
- Fattori strategici (fattori che influenzano la strategia
che ognuno adotta per risolvere i compiti conflittuali, i dubbi, il
rischio e le limitazioni dettate dal tempo e dalle risorse disponibili.
Per quanto riguarda l’errore, Reason identificò tre tipi di
errori umani:
- sviste e sbagli derivati dalla abilità (Skill Based
(SB) slips and lapses)
- errori/sbagli derivati dalle regole (Rule Based (RB)
mistakes)
- errori/sbagli derivati dalla conoscenza (Knowledge Based
(KB) mistakes)
basati sui livelli del controllo cognitivo descritti da Rasmussen.
Reason catalogò questi tipi di errore in base al contesto nel
quale si verificano (elaborazione e compito), alla frequenza e alla
prevedibilità.
Noi ci limiteremo a descrivere le forme generali dell’errore umano nella
gestione delle avarie, usando i concetti dei livelli cognitivi finora
descritti: SB (Skill-based), RB (Rule-based), e
KB (Knowledge-based).
Skill-based slips
Il 30 giugno del 1987 un B767 della Delta airlines decollò
da Los Angeles per Cincinnati . A circa 1000 ft sopra il Pacifico l’equipaggio
ricevette un messaggio dall’EICAS che indicava una avaria al controllo
elettronico del motore destro (Right EEC). A 1600 ft il Comandante reagì
al messaggio ponendo la manetta destra al minimo e raggiungendo con
la mano l’interruttore EEC. Ma invece di azionare l’interruttore EEC
egli mise su off l’interruttore di controllo del carburante causando
la spegnimento del motore 2. Il Comandante subito dopo fece la stessa
manovra a carico del motore 1 causando ovviamente lo spegnimento anche
del motore sinistro. Accortosi dell’errore azionò immediatamente
gli interruttori carburante su on e con il flight ignition riaccese
entrambi i motori riprendendo la normale salita. Durante queste manovre
l’aereo raggiunse una quota di 500 ft, fortunatamente sull’oceano.
Questo errore,commesso almeno due volte da altri operatori del B767,
è da attribuirsi alla vicinanza dei due interruttori e dalla
consuetudine di azionare il fuel shut-off nel normale spegnimento dei
motori. Il problema è stato ovviato spostando gli interruttori
EEC su un altro pannello.
Questo episodio rappresenta il classico Skill-based slip. Infatti
gli errori SB possono accadere quando l’attenzione è focalizzata
verso un compito o un’attività diversa da quella che dovremmo
compiere, il tutto peggiorato dall’inserimento di uno schema ben conosciuto,
ma inappropriato.
Rule-based errors, mistakes
Reason definì RB errors come sbagli veri e propri.
Essi, infatti, sono delle carenze o vuoti nei processi deduttivi e/o
di giudizio, processi che sono necessari per selezionare un obiettivo
o per individuare le specifiche atte a raggiungerlo senza curarsi se
le azioni scaturite da questo schema decisionale vadano d’accordo con
l’obiettivo pianificato
Un esperimento della NASA condotto in simulatori di volo prevedeva che
gli equipaggi usassero un check list elettronico attraverso l’uso del
CRT. Ma non tutte le avarie erano state trascritte nel computer di bordo
e così in molti casi i piloti persero molto tempo nell’inutile
ricerca dell’avaria o di quella che sembrasse più appropriata
e addirittura in qualche caso venne usato un check list che niente aveva
a che vedere con l’avaria presente a bordo.
Quindi nella valutazione di come i piloti gestiscono l’avaria è
apparso molto chiaramente che essi vogliono primariamente informazioni
che li aiutino ad una identificazione iniziale dell’avaria e alla sua
risoluzione; e poi, semmai, informazioni per una diagnosi ed una prognosi.
Knowledge-based errors, mistakes
I KB errors sono anch’essi definiti come sbagli veri e propri.
Come per gli errori RB, essi avvengono mentre l’attenzione è
focalizzata su un problema, Tuttavia KBB differiscono da RBB
per quanto concerne il ragionamento che conduce ad un piano per l’esecuzione.
Inoltre i KBB sono estremamente controllati dal feed-back e quindi
altamente influenzati dalle variazioni dei compiti e dal contesto esterno.
Stress, distrazioni, fatica sono i fattori che più di tutti influenzano
i KBB.
Il disastro di un L-1011 nel 1972 negli Everglades della Florida rivela
appunto questo tipo di "imbuto". L’attenzione focalizzata
da parte di tutto l’equipaggio verso una avaria di scarsa rilevanza
condusse al mancato controllo della traiettoria dell’aeromobile terminando
in un classico CFIT (Controlled Flight Into Terrain).
I processi cognitivi KB sono in genere più complessi
e quindi più suscettibili ad influenze provenienti dal contesto
in cui vengono elaborati. Conseguentemente gli errori KB sono
meno prevedibili e meno individuabili di quelli SB e RB.
Tutte le ricerche effettuate sin dagli anni settanta ebbero come obiettivo
la riduzione dei problemi associati alla proliferazione, nelle cabine
di pilotaggio degli aeromobili della prima generazione, degli allarmi
relativi alle avarie. Chi è più anziano tra di noi ricorderà
il famoso UP5 [Upper Panel 5] del Caravelle oppure i vari Master Warning
panel di altri aeromobili degli anni settanta.
Tutti gli sforzi in questa direzione portarono alla considerazione che
fossero di estrema importanza la semplicità, l’integrazione e
la standardizzazione per ridurre il carico di lavoro e quindi il potenziale
errore dei piloti.
Il risultato di questi studi portò, in effetti, all’introduzione
dei sistemi automatici che garantivano:
- una integrazione dei sistemi di avviso in maniera da ridurne drasticamente
il numero.
- il monitoraggio dello stato dei sistemi di bordo, oltre che informazioni
guida.
- una facile identificazioni delle avarie che venivano associate con
le procedure standard
- una classificazione delle avarie e degli stati anormali degli impianti
secondo tre livelli di priorità: alto, medio e basso.
L’applicazione di queste filosofie si materializzò sugli aeromobili
commerciali con l’avvento dei B-757, B-767 e MD-88, che vennero progettati
per fornire sistemi di avviso e di allerta integrati.
Questi sistemi d’allarme integrati hanno ridotto enormemente il numero
dei segnali visivi e uditivi ed hanno gettato le fondamenta per la standardizzazione
e le proceduralizzazione dell’intera funzione della FM.
A titolo esemplificativo faremo una breve descrizione ed alcune considerazioni
sul sistema FM di due moderni aeromobili: il B-747-400
e l'MD-11. La cabina di questi due aeromobili rappresenta, infatti,
uno dei concetti più avanzati per la gestione dell’avaria; entrambi
gli aeromobili, in cabina, hanno due piloti, glass-cockpit, FMS [Flight
Management System].
Entrambi gli aeromobili sono una versione aggiornata dei loro predecessori:
B-747 100/200, DC-10, che operavano con due piloti ed un Flight Engineer
[FE], quest’ultimo responsabile del controllo dei sistemi, inclusa la
gestione delle avarie. Nei nuovi aerei i progettisti hanno conservato
quasi totalmente gli impianti originali ma, hanno eliminato il FE, i
cui compiti sono stati attribuiti in parte ad automatismi ed in parte
ai due piloti. In particolare, alcuni compiti "critici", come
la gestione dei motori, lo scarico carburante ecc, sono stati affidati
ai piloti, mentre altri compiti sono stati affidati, in sede di progetto,
agli automatismi. Evidentemente le due scuole, Boeing e McDonnel Douglas
hanno realizzato progetti con differenti soluzioni.
B-747-400.
L’indirizzo dato dalla Boeing alla ripartizione dei compiti del FE
fu di semplificarli al massimo, in modo che fossero facilmente gestibili
dai due membri rimasti.
L’equipaggio, che quindi era incaricato direttamente della soluzione
dei problemi FM, risultava ancora di più coinvolto nell’analisi
del comportamento degli impianti di bordo.
La FM sul B-747-400 è, in effetti, centrata intorno a
due componenti:
- EICAS Engine Indication and Crew Alerting System.
- Manuale delle procedure.
EICAS fornisce il monitoraggio automatico dello stato degli impianti.
In generale quando è percepita un’anormalità, l’equipaggio
è allertato con un messaggio, sul CRT del pannello centrale,
del tipo:"ENG.1 OIL PRESS"oppure viene generato un
messaggio diagnostico del tipo:"FIRE ENG 2 " oppure
"ENG 3 SHUTDOWN".
L’equipaggio, qualora intenda avere ulteriori informazioni, relative
al problema denunciato, può consultare un’immagine pittorica
o schematica dell’impianto, ottenendo, in molti casi, un quadro più
completo della situazione.
L’immagine schematica dello stato del sistema, è in grado di
fornire al pilota informazioni utili al livello Knowledge Based
della FM, specie quando si trova di fronte ad avarie nuove o
subdole.
Inoltre, partendo dall’iniziale identificazione l’equipaggio normalmente
consulterà il manuale di procedura per ottenere una più
dettagliata diagnosi, prognosi e recupero.
Il manuale, usando un opportuno indice delle condizioni d’avaria, associa
normalmente una procedura a ciascun messaggio EICAS. Lo scopo primario
delle procedure è quello di fornire istruzioni per il recupero
dell’avaria, sebbene in alcuni casi serva anche da guida per la diagnosi
e la prognosi. In effetti alcune procedure indicano semplicemente agli
equipaggi di mantenere la situazione sotto controllo.
Il manuale fornisce risposte non solo al livello dei sistemi
di bordo (primo livello), ma anche al livello dell’aeromobile.
Ad esempio la procedura per due motori inoperativi include informazioni
sia relative ai sistemi (Switch off relative agli air conditioning packs),
sia relative all’aeromobile (instruction for the landing gear on final).
Per quanto riguarda la diagnosi, ad esempio, per rispondere al messaggio
:"ENG.1 OIL PRESS" la procedura invita l’equipaggio
a controllare i dati del sensore ausiliario. Se questi valori sono normali,
il messaggio deve essere considerato falso, indicando con ciò
che il sensore primario è in avaria.
L’aeromobile inoltre dispone di un potentissimo FMS in grado di assistere
l’equipaggio nella gestione della missione, perturbata dall’avaria
occorsa. Ad esempio se avviene un’avaria ad un motore, il FMS fornisce
indicazioni circa le ridotte prestazioni a tre motori, consentendo all’equipaggio
di recepire elementi utili per la ripianificazione della missione.
Mc Donnell Douglas MD-11.
Vi sono numerose similitudini tra i sistemi integrati di allerta del
MD-11 e quelli del B-747-400. Entrambi forniscono all’equipaggio messaggi
circa le anormalità dei sistemi ed immagini schematiche che assistono
i piloti affinché possano effettuare un corretto ragionamento
KB. Tuttavia essi differiscono in maniera significativa sulla
filosofia iniziale usata per ripartire i compiti del FE. Sull'MD-11
tutti i compiti, non critici, svolti normalmente dal FE sono stati automatizzati
attraverso ASC, Automated System Controller. In caso d’avaria,
l’equipaggio viene avvisato e gli vengono fornite informazioni (in testo
o pittoriche) su come l’automatismo ha risolto il problema. Il CRT presenta
le voci della procedura per compensare i livelli dell’aeromobile e della
missione.
Esempi di queste voci, chiamate "consequences" includono
"USE MAX FLAPS e GPWS OVRD IF FLPS LESS THAN X".
Queste conseguenze includono anche le informazioni di diagnosi e prognosi
necessarie all’equipaggio per attivarsi al livello d’aeromobile e di
missione, come ad esempio: "FLIGHT CONTROL EFFECT REDUCED"
e "AUTOPILOT INOP".
Quando il sistema automatico di FM lavora normalmente, l’equipaggio
non viene chiamato in causa se non per verificare gli effetti dell’avaria
sull’aeromobile e sulla missione.
Vi è la possibilità che un ASC possa andare in avaria,
causando il ritorno alle operazioni manuali della FM. In questo
caso la ASC avvisa l’equipaggio, tramite un messaggio sul CRT, che sta
restituendo il controllo al pilota il quale consulterà le procedure
come già visto nel B-747-400. Quindi sebbene le funzioni di FM
per l’equipaggio siano state significativamente ridotte dall’ASC, esse
comprendono un altro sistema, lo stesso ASC, che necessita FM.
Questi sistemi integrati di FM semplificano gli avvisi e presentano
la priorità delle condizioni con avvisi sonori o usando codici
di colore. Messaggi formati da frasi comuni o voci di Check list formano
un esplicito e diretto legame tra le condizioni esistenti ed il recupero
richiesto.
La caratteristica della compensazione automatica dell' MD-11 sembra
quindi essere una logica estensione nell’automatismo d’intervento nella
gestione dell’avaria (percorsi SSB).
Ai piloti viene lasciata la possibilità di reazione perché
solo in tal modo riescono a rimanere consapevoli della situazione evitando
una degradazione delle loro prestazioni, legata al fatto di averli tenuti
fuori del loop.
La strategia di progetto attuata su quest’aeromobile, tendente a semplificare
e a proceduralizzare la FM, è risultata molto efficace
nel ridurre il carico di lavoro dell'equipaggio in condizioni di avarie
che avvengono secondo modalità logiche. Essa ha permesso ai piloti
di gestire la maggior parte delle avarie nel modo Rule based,
che riduce il carico di lavoro e rende gli errori dei piloti più
prevedibili e auto corregibili. Avarie routinarie, che comportano semplici
interventi al livello dei sistemi (disinserire una pompa carburante)
e che non provocano alcun effetto al livello dell’aeromobile o della
missione sono facilmente gestibili dagli equipaggi.
I problemi sorgono [cioè i nodi vengono al pettine] quando
lo sviluppo degenerativo della situazione operativa è, come avviene
nella maggior parte delle circostanze, caotico.
Il disastro dell'MD-11 [Swissair 111] inabbissatosi nell'Oceano Atlantico
vicino Halifax ha posto in modo tragico questi problemi.
Sommario
Sebbene il FM venga normalmente svolto con successo dai piloti,
peraltro supportati appropriatamente dall’automazione delle moderne
cabine di pilotaggio, i problemi che possono scaturire da una precaria
FM possono causare effetti catastrofici.
Le ricerche e le scoperte tendenti a migliorare le prestazioni dell’uomo
in questo campo continuano ad essere decisamente importanti. Una appropriata
comprensione della FM umana (come abbiamo visto esiste anche
quella generata dai computer) e del contesto nel quale avviene in aviazione,
è assolutamente fondamentale per un continuo miglioramento della
FM stessa.
Le ricerche sulle prestazioni umane relative alla FM ci indirizzano
verso i nuovi sistemi automatici integrati di gestione delle avarie,
che insieme ai progetti nuovi dei sistemi stessi, hanno portato ad un
enorme miglioramento nella sicurezza del volo sui moderni aeromobili
commerciali.
Studio a cura del Com.te Silvano Silenzi