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TO
WHOM IT MAY CONCERN
by Capt. Renzo DENTESANO.
Non sorprende affatto che durante l’audizione
presso le Commissioni Parlamentari Riunite del 16/1/2002 per l’indagine
conoscitiva sulla sicurezza del trasporto aereo in Italia, pur
su esplicita richiesta del Presidente della Commissione On. Romani (segnatamente
a pag. 23 del resoconto dell'audizione), il Presidente dell’Agenzia
Nazionale per la Sicurezza del Volo prof. Bruno Franchi si sia schermito
dal pronunciarsi alla precisa domanda su quale sia «l’Ente
che, secondo lei, dovrebbe essere preposto al controllo ed alla verifica
…» in merito al funzionamento generale
dell’amministrazione dell’aviazione civile nazionale della quale si stava
trattando in tale sede.
Ebbene, sarebbe bastato che, senza compromettersi
e senza addentrarsi ad esporre un parere personale sulle responsabilità
inerenti all’evento di Linate del 8 ottobre 2001 sul quale veniva interrogato,
egli si fosse limitato ad invitare la Commissione per l’indagine conoscitiva
istituita a seguito di quel fatto, ad acquisire il risultato dell’audit
condotto dall’ICAO in base al noto programma di sorveglianza sugli
Stati contraenti della Convenzione di Chicago sull’organizzazione dell’Aviazione
Civile italiana tra il dicembre del 1999 ed il giugno del 2001.
Il risultato di tale audit è stato
tenuto finora ben celato dall’ENAC perfino al Ministro vigilante
che all’epoca era il Responsabile pro-tempore del Dicastero dei Trasporti
e della Navigazione.
Qualora tale legittima conoscenza dovesse
venir negata alla Commissione istituita per l’indagine conoscitiva sulla
sicurezza del trasporto aereo in Italia, vuol dire che sarà mia
personale cura ottenerne la pubblica disponibilità attraverso una
richiesta presso la Magistratura competente dell’accertamento delle responsabilità
relative al disastro aereo di Linate.
Infine va rilevato il fatto (risultato
una costante) che in sede di audizione, a causa della mancanza di presenza
di un tecnico competente di supporto al Presidente della Commissione conoscitiva,
nessuno è stato in grado di contestare affermazioni false e
fuorvianti rilasciate da alcuni dei responsabili convocati a deporre.
Sintomatica risulta la dichiarazione rilasciata,
come risulta a pag. 29 del resoconto della seduta del 16/1/2002, dal Direttore
dell’aeroporto di Linate, con la quale egli dichiara testualmente: «Il
piano di intervento aeroportuale [Emergency Plan per l’ICAO] viene
adottato con apposita "ordinanza" del Direttore di aeroporto sulla base
d’una serie d’incontri in sede C.A.S.O., nei quali si decidono con la
nostra presenza (fungiamo da notaio) le procedure d’intervento.»
Perché nessuno ha contestato tale
falsa affermazione (erano presenti due Parlamentari con esperienza di
pilotaggio di aeromobili da trasporto civile, evidentemente non in grado
di contestare alcunché) o quanto meno ha chiesto di acquisire
il decreto istitutivo del C.A.S.O. (Comitato Aeroportuale di Sicurezza
Operativa), emanato ad iniziativa dell’allora esistente D.G.A.C. del Ministero
dell’Aviazione Civile (1972-73) a seguito del disastro aereo di Montagnalonga
(Palermo)?
(ulteriore commento
di Renzo Dentesano)
Se le
Commissioni Parlamentari avessero potuto usufruire della presenza, dell’esperienza
e della consulenza di veri tecnici della materia o almeno di profesionisti
seriamente accreditati, forse non sarebbero state accettate affermazioni
del tipo (pag. 7 del verbale dell’audizione pomeridiana del 16/1/2002):
«Quando accade un
incidente, due sono gli attori principali, maggiormente responsabili:
il comandante e il controllore di volo [intendasi:
controllore del traffico aereo – N.d.R.],
che si assumono le proprie responsabilità, coscientemente derogando
continuamente alle regole scritte per far funzionare il sistema»
e quindi che: «anche
nell’incidente di Linate le responsabilità più gravi
sono del controllore di volo e del pilota»,
in tal modo emettendo una pubblica sentenza che decisamente non spetta
a tale fonte.
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